Basta un sì

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di Annamaria Parente, Capogruppo PD in Commissione Lavoro del Senato

Votare sì al referendum costituzionale che si terrà il 4 dicembre significa non solo dare al Paese un nuovo assetto istituzionale ma anche garantire una serie di importanti vantaggi per le cittadine e i cittadini. La Riforma costituzionale prevede, infatti, la soppressione delle competenze concorrenti e una profonda revisione della loro ripartizione tra Stato e Regioni che avrà un effetto concreto sulla vita di tutti noi. Nasce per queste ragioni una Rete nazionale "Basta un Sì - per lo Sviluppo e il Lavoro" con il coinvolgimento di aziende nazionali e internazionali, associazioni, costituzionalisti ed esperti in materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni. L'intento è quello di approfondire e diffondere i contenuti dell'art. 31 del testo di riforma costituzionale che va a modificare l'attuale Titolo V. Siamo promotori dell'avvio su tutto il territorio nazionale di comitati locali con l'obiettivo di sviluppare iniziative di studio e di animazione, per rendere consapevoli cittadine e cittadini dell'importanza del sì al referendum. I benefici della Riforma saranno infatti molti ed in molti campi della vita sociale a partire dal lavoro. Nel nuovo testo, tra le materie per le quali allo Stato è riconosciuta potestà legislativa esclusiva oltre alla previdenza sociale, la tutela e sicurezza del lavoro, disposizioni generali e comuni sull'istruzione e formazione professionale vengono inserite le politiche attive del lavoro. Si tratta di un aspetto importante in primo luogo perché a quest’ultime viene riconosciuto un ruolo costituzionale che non avevano ed, in secondo luogo, perché la partecipazione alle misure di attivazione (dai servizi di intermediazione alla formazione) diventa un diritto che lo Stato è tenuto a rendere esigibile su tutto il territorio nazionale. Per chi cerca lavoro, in particolare nelle Regioni meridionali si tratterebbe di un vantaggio enorme soprattutto se la Riforma costituzionale viene letta alla luce del Jobs Act. Se la regione non è in grado di garantire il diritto alla partecipazione alle politiche attive dopo la riforma dovrà essere lo Stato a farlo. Votando sì, inoltre, i vantaggi saranno molteplici anche per le imprese che finalmente potranno far riferimento ad una normativa nazionale unica sulle politiche ed i servizi per il lavoro - a cominciare dall’apprendistato, dalla regolamentazione dei tirocini e dal riconoscimento delle competenze professionali - senza dover modificare le proprie strategie in relazione alle 20 normative regionali attualmente vigenti. Qualcuno dirà che la riforma introduce un nuovo centralismo, ma al contrario produrrà una nuova e più proficua collaborazione istituzionale. Nell'ambito delle competenze esclusive regionali rientrano, infatti, numerose materie che, consentendo alle Regioni di realizzare servizi a lavoratori ed imprese per favorire la crescita, tra cui la promozione dello sviluppo economico locale, l'organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese, l'organizzazione della formazione professionale e la promozione del diritto allo studio, anche universitario. Inoltre la Riforma costituzionale introduce una “clausola” che prevede la delega alle Regioni virtuose per le materie di competenza esclusiva dello Stato. Con la Riforma costituzionale sarà possibile anche rivalutare le risorse disponibili con i fondi strutturali europei che, come è noto, attualmente vengono utilizzati in alcune regioni nell’ordine del 50-60%, uno spreco enorme che il nostro Paese non può più permettersi. Approfondiremo tutte le altre materie di competenza Stato/Regione, dall'energia, all'ambiente, alle infrastrutture, alle politiche sociali, ai beni culturali per analizzarne l'impatto per cittadini, lavoratori e imprese dopo la Riforma della Costituzione.

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