Cosa cambia nel sistema lavoro dopo la riforma Costituzionale

di Annamaria Parente, Senatrice, Capogruppo PD in Commissione Lavoro, promotrice della rete dei Comitati Basta un Sì per lo Sviluppo e il Lavoro 

La riforma della Costituzione cambierà e semplificherà la vita delle disoccupate e di disoccupati,  delle lavoratrici e dei lavoratori e delle imprese.

La modifica dell’articolo 117 consiste nell’eliminazione delle competenze concorrenti e nell’attribuzione di un’unica potestà legislativa a seconda delle materie. Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad un continuo conflitto di interessi tra Stato e Regioni,  che ha rallentato i processi decisionali ed attuativi delle leggi e bloccato la soluzione di molti problemi di cittadine e cittadini e di aziende.

Ora per la prima volta le politiche attive entrano in Costituzione e sono competenza esclusiva dello Stato. Mentre diventano  materie di competenza legislativa statale anche la previdenza sociale, compresa la previdenza complementare e integrativa, la tutela e sicurezza del lavoro. Ed inoltre in tema di istruzione  e formazione professionale il livello Statale avrà la potestà legislativa sulle disposizioni generali e comuni e  alle Regioni spetteranno la programmazione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale.

Questi potrebbero sembrare tecnicismi,  ma nella realtà la nuova Costituzione cambierà  il sistema lavoro nel nostro paese. Ci saranno una sola legislazione nazionale per apprendistato, tirocini e accreditamento dei servizi al lavoro, e un rapporto più efficace tra formazione e lavoro. Avremo un collegamento maggiore tra politiche passive, nuova Naspi erogata dallo Stato, e accompagnamento al lavoro. Fino ad ora il sistema è stato troppo frammentato per garantire un percorso virtuoso di ricerca di occupazione, rientro al lavoro e riqualificazione. In nessun paese europeo c’é una tale diversità tra regioni. Il nuovo assetto Costituzionale sancirà quindi diritti uniformi su tutto il territorio nazionale. La stessa riforma del lavoro, con l’istituzione di un assegno nazionale di ricollocazione, avrà piena attuazione solo con una Costituzione chiara.

Nelle settimane che ci separano dal referendum di questi contenuti dovremo discutere per sostenere le ragioni del Si.