Dopo di noi, povertà e lavoro: indispensabile implementare le riforme

annamaria parente

La direzione del Pd metta al centro questi temi. Rovesciamo la prospettiva per il bene del Paese.

di Annamaria Parente 

A poche ore dalla direzione nazionale del Partito Democratico penso che la riflessione della nostra importante assise debba partire dai mille giorni del governo Renzi. Sento dentro di me l’orgoglio di aver partecipato ad una stagione riformista che, per dimensione e “velocità”, é unica nella nostra storia repubblicana. Tutti noi parlamentari, e l’intero Partito, dovremmo essere fieri di quanto fatto per l’Italia.
Ma la spinta positiva istituzionale legislativa necessita ora di una fase di reale attuazione.

Ritengo politicamente imprescindibile la concreta realizzazione delle riforme approvate in Parlamento. Non si può esitare dal “mettere a terra” quanto di buono é stato legiferato e consentire alle persone, alle aziende, ai mondi differenti del terzo settore e, in genere, ai territori, di beneficiarne.
Sono persuasa del fatto che si abbia l’occasione di contribuire a colmare la distanza tra cittadine, cittadini e Politica che la maggioranza delle italiane e degli italiani, soprattutto i giovani, ha evidenziato anche nel votare no al referendum costituzionale.

Fare il possibile per implementare le riforme é indispensabile in questa fase, anche per mettere in rilievo la cultura politica sottesa alle leggi approvate, che troppo spesso sono state vissute come l’una indipendente dall’altra senza che apparisse una visione d’insieme, che pure esiste e che, messa in chiaro e rafforzata, deve essere l’anima della proposta politica del campo del centro sinistra.
Solo uno sguardo attento di sistema ed un approfondimento nel merito di alcuni pezzi di riforme possono consentire una verifica ed un’eventuale correzione delle normative o un’accelerazione attuativa.

É responsabilità mia, nostra, del Governo Gentiloni, delle forze politiche di maggioranza in Parlamento e della classe politica regionale far arrivare le riforme ai cittadini e alle cittadine.

Occorre quindi un Tempo prima della fine della legislatura per esercitare la nostra responsabilità di fronte alla Nazione.
Ed é di questo che é fondamentale discutere oggi alla direzione del Partito Democratico, prima ancora che di un congresso o della data delle elezioni.
Rovesciamo la prospettiva per il bene del Paese
e, solo dopo, potremmo organizzare un congresso in cui discuteremo di contenuto delle politiche e non solo di leader ed una campagna elettorale che possa valorizzare le riforme, presentandone agli italiani i risultati.

Porto tre esempi di riforma delle quali mi sento anche personalmente responsabile: dopo di noipovertà e lavoro.
Il dopo di noi, una grande conquista di civiltà per il nostro Paese, una legge attesa da anni dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, approvata a giugno del 2016 in Parlamento non ha visto ancora la distribuzione delle risorse economiche sul territorio. Le Regioni stanno scrivendo le linee direttive, i decreti attuativi in questi giorni sono al vaglio alla Corte dei Conti, mentre manca ancora il decreto fiscale. Occorre che il governo organizzi velocemente una “squadra” di coordinamento per superare lungaggini e mettere nelle condizioni i comuni di dar vita ai progetti individuali e cominciare a fare esperienze di gruppi appartamento e luoghi deistituzionalizzati dove possono accedere le persone con disabilitá. Le associazioni e le famiglie che hanno salutato con gioia l’approvazione della legge in Parlamento hanno ora il diritto di vedere realizzate le loro aspettative di una vita.

La legge delega sulla povertá sará approvata nelle prossime settimane in Senato, parallelamente come parlamentari stiamo discutendo con il governo dei decreti attuativi che dovranno essere emanati contestualmente alla fine dell’iter parlamentare. É la prima volta che in Italia si istituisce una misura nazionale di contrasto alla povertá assoluta. E’ un intervento sociale molto importante, ma bisogna mettere in campo una forza parlamentare, governativa, regionale e di partito perché la norma possa essere supportata sui territori da grandi azioni per consentire alle persone di uscire dall’esclusione, dall’emarginazione, dallo scoraggiamento della ricerca di lavoro. La lotta alla povertá é il nostro fine che non é solo questione di reddito, ma di accompagnamento e presa in cura di famiglie e persone, soprattutto bambini.

Infine il JobsAct, una riforma del lavoro che ha consentito finora di aumentare i contratti a tempo indeterminato e fatto accedere più persone e, in maniera trasparente, agli ammortizzatori sociali, attraverso la Naspi, che ha allargato la platea di chi ne puó beneficiare e allungato i tempi di copertura.
Ogni giorno assistiamo a critiche, anche interne al Partito democratico sui risultati della Riforma. Ma quelli che ho nominato sono esiti oggettivi che, in un mondo normale, dovrebbero essere incontestabili. Ora é necessario rimboccarsi le maniche per realizzare le politiche attive, potenziare i centri per l’impiego e attuare l’assegno di ricollocazione, che é diventato un nuovo diritto del Jobsact. Questo é l’impegno più grande del tempo che viviamo per aiutare i giovani nella ricerca di lavoro, intercettando il loro senso di solitudine, e chi perde il lavoro in un mondo di crisi economica ancora forte. Prevedere la ricollocazione per 50 mila persone é azione urgentissima superando intoppi burocratici, gli stessi che hanno visto nascere l’Agenzia Nazionale per il Lavoro solo dopo un anno e mezzo dall’approvazione della delega in Parlamento.

Immaginiamo di avere davanti a noi un padre di un ragazzo con disabilitá o una madre sola che ha perso il lavoro o un giovane laureato che cerca un’occupazione o un disoccupato che deve ricollocarsi o una persona povera, e sapremo immediatamente quali decisioni prendere oggi alla direzione del Partito Democratico. Siamo il partito di maggioranza, abbiamo una grande responsabilità.

Il sentire del nostro tempo è anche nella frase della canzone vincitrice del Festival di Sanremo “Essere o dover essere il dubbio amletico contemporaneo”.