Analisi delle motivazioni della sentenza della Consulta sul Jobs Act

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Spunti di riflessione, a cura dello Studio Legale Pavarotti e Associati, a margine della sentenza della Corte Costituzionale n. 26/2017, che ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum abrogativo del D. Lgs. n. 23/2015 (c.d. “contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti”) e di alcune parti dell’art. 18 Legge n. 300/1970 (originariamente rubricato “reintegrazione nel posto di lavoro” e poi, con le modifiche apportatevi dall’art. 1, comma 2, della Legge n. 92/2012, “Tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo”).

Indice 

  • La tutela reintegratoria dall’originario testo dell’art. 18 Legge n. 300/1970 all’intervento modificatore della Legge n. 108/1990.
    L’orientamento formatosi sulla “centralità della tutela reintegratoria”.
    Critica alla tesi di fondo sottesa a tale orientamento.
  • L’intervento legislativo della Legge n. 92/2012 e quello del D. Lgs. n. 23/2015.
    Il venir meno della “centralità della tutela reintegratoria”.
    La distinzione, sul piano concettuale e su quello delle conseguenze sanzionatorie, del “licenziamento nullo” dal “licenziamento ingiustificato che, come tale, si risolve in un inadempimento contrattuale”.
  • Il quesito referendario e la sentenza d’inammissibilità della Consulta.
    Il carattere propositivo del quesito perché diretto ad introdurre una nuova disciplina e, comunque, alla “reviviscenza” di quella vigente prima della riforma del 2012.
    La questione del requisito dimensionale.
  • Conclusioni d’insieme sui temi in discussione.
    Dalla centralità della tutela del “posto di lavoro” alla sfida di una tutela effettiva e costante del “diritto al lavoro”.

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