Un Primo Maggio d’impegno

1 maggio

di Annamaria Parente, Capogruppo Pd in Commissione Lavoro del Senato

Un anno fa nasceva il sito di jobsinaction, concepito proprio il 1 maggio. Portava in dote la mia precedente esperienza, sia nel sindacato che nella segreteria del Partito Democratico, di costruzione di luoghi di ascolto e partecipazione di lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini.
Tante le iniziative in questo anno, dal viaggio in molte città italiane sul welfare aziendale, ai laboratori territoriali di Albano, Velletri, dal tavolo aziendale di Frascati alla consultazione sui voucher, dall’impegno sul “dopodinoi” all’itinerario di ascolto sui decreti attuativi della povertà.

Da questo intercettare dal “basso” persone, aziende, terzo settore, territori, emergono molte esigenze, alcune delle quali é bene ripercorrere oggi, nel giorno del 1 maggio, perché la Festa delle lavoratrici e dei lavoratori possa diventare anche un forte impegno per il prossimo futuro.
Dal 2014 ad oggi il Governo e il Parlamento hanno portato a termine riforme importanti per il nostro Paese. Ora occorre capirne gli effetti, le mancanze, il vissuto dei beneficiari e la percezione nell’opinione pubblica.

 

Accompagnare per mano i giovani che cercano lavoro e le persone che perdono l’occupazione.

I Centri per l’impiego non ce la fanno. Di recente ho visitato quello di Torre Angela a Roma. A fronte di un’utenza di 17000 cittadini, gli addetti sono 40. In alcune zone del Paese non ci sono neanche le agenzie private. I dipendenti dei Centri per l’impiego ora passeranno alle Regioni e il Ministero del Lavoro ne manderà altri 600 ex novo. Il jobs act contiene l’importante novità delle politiche attive con la costituzione dell’Anpal, la prima volta in Italia. Adesso bisogna accelerarne il funzionamento, stanno partendo l’assegno di ricollocazione, il tutor nelle scuole, un progetto sul digitale, iniziative fondamentali per il futuro del lavoro in Italia. É necessario avere politiche attive uniformi su tutto il territorio nazionale e, auspicabilmente, standard europei, per far fronte ad un mercato del lavoro mondiale. Le Regioni devono mettersi al servizio di questo grande disegno contenuto nel jobsact.

 
Prendersi cura delle competenze della nostra forza lavoro.

Esiste nella società italiana il timore, innescato anche da analisi catastrofiste del movimento 5 stelle, che i robot sostituiranno gli umani nel mondo del lavoro. Di qui il disorientamento soprattutto dei giovani. Certo sta cambiando tutto, grazie alla tecnologia. Ma mentre nelle epoche precedenti alla nostra pensavamo che una cosa poteva fare l’uomo e un’altra l’automazione, ora si prevede un futuro di grande collaborazione tra umani e macchine. Per la crescita del digitale é necessario tenere insieme lo sviluppo tecnologico, quello delle professionalità e l’organizzazione del lavoro. É molto importante per questo sostenere ambienti collaborativi dove ci si può formare. Sono andata nelle scorse settimane al Fab Lab di Torino, un esempio di coworking dove nascono anche idee di start up. A questo proposito occorre diffondere tutte le misure a sostegno di industria 4.0 del Governo, contenute già nella legge di stabilità dell’anno scorso.
In futuro dovremmo pensare a rivoluzionare la formazione, fornendo una dote formativa direttamente alle persone che possono usarla nell’arco della propria vita, proposta elaborata al Lingotto nella mozione Renzi che ha vinto ieri le primarie.

 

Fare sistema nei territori per includere.

L’approvazione della legge sul reddito d’inserimento per contrastare la povertà, la prima volta in Italia di una misura nazionale, prevede il rafforzamento dei servizi sociali, ma soprattuto l’integrazione tra scuole, Asl, centri per l’impiego per fare uscire persone e famiglie dal disagio sociale nel quale versano anche solo per un periodo della vita. In un incontro a Sarzana in Liguria recentemente ho acquisito la consapevolezza che il modello integrato va praticato. Nei decreti attuativi della legge delega di contrasto alla povertà assoluta di questo si dovrà tenere conto.

 

Pensare al benessere aziendale e alla produttività.

Tutte le norme sul welfare aziendale che saranno riproposte anche nella manovra finanziaria di primavera, sostenute da un importante intervento di leva fiscale, rappresentano un cambio di passo nelle relazioni industriali e sindacali. É necessario diffonderle ancora di più, stimolare la contrattazione di secondo livello, agire in maniera più incisiva sulle piccole e medie imprese e collegare questo modello di welfare aziendale all’offerta di servizi di welfare territoriale. É questa la strada per aumentare la produttività, far star bene lavoratrici e lavoratori, e aumentare l’occupazione. La ricetta proposta dai 5 stelle di riduzione dell’orario di lavoro é pura aria fritta, sia perché non ha funzionato in periodi storici precedenti ed in altri paesi europei, ma anche perché noi oggi abbiamo la necessità di rendere le nostre imprese, anche quelle piccole e medie, competitive in un mercato globale, attrarre investimenti e, così, creare nuovi posti di lavoro.

 

Contrastare il lavoro nero.

L’obiettivo é non generare sfruttamento delle persone ed economie parallele. La recente abrogazione dei voucher che erano stati abusati, deve indurci ad elaborare nuove normative per aiutare le famiglie alla ricerca di servizi saltuari alla persona e le aziende, sopratutto quelle piccole, a far fronte alla richiesta di vero lavoro occasionale.

Buon primo maggio!