Il ruolo della formazione trasversale dei giovani

Integrare capacità tecniche ed emotive per il lavoro del futuro

di Giordano Fildani

La centralità della formazione nelle politiche per il lavoro, attuali e per l’immediato futuro, emerge da alcuni recenti rapporti di organizzazioni internazionali, esplicitamente dedicati all’analisi della relazione tra competenze e mercato del lavoro. Ci si riferisce in particolare al The future of jobs Report del World Economic Forum di Davos del 2016 ed al rapporto National skills strategyItaly,  pubblicato dall’Ocse nell’ottobre 2017 e dedicato all’Italia.

Il Rapporto dell’Ocse si concentra sull’importanza di rimediare al disallineamento tra domanda ed offerta, il cosiddetto skills mismatch,  che impedisce di far incontrare le competenze richieste dalle imprese con le competenze sviluppate da lavoratori e persone in cerca di occupazione. Un disallineamento che va colmato lavorando prima di tutto sul sistema formativo, dove le competenze vengono sviluppate.

Sull’importanza della formazione insiste anche il Rapporto del World Economic Forum del 2016, frutto di un’analisi della situazione globale.

Recentemente, anche la Commissione Lavoro del Senato italiano ha pubblicato una indagine conoscitiva dal titolo Impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale, nella quale si ribadisce l’importanza degli interventi sul sistema formativo al fine di creare e sviluppare lavoro, rimettendo al centro delle politiche attive le persone.

Con una certa sorpresa emerge però come, in un mondo del lavoro soggetto a continui cambiamenti, a continui flussi di innovazione, non siano solo le competenze tecniche – le cosiddette hard skills – ad essere importanti. Infatti, secondo il rapporto del World Economic Forum, le competenze trasversali e sociali, conosciute anche come soft skills, giocano un ruolo sempre più strategico nel mondo che cambia.

Proprio alle soft skills, al loro sviluppo in diversi contesti, dalla scuola al mondo del lavoro, è dedicato un interessante volume pubblicato di recente, Softs skills che generano valore (a cura di Marina Pezzoli, Franco Angeli, 2017). Lo studio raccoglie diversi saggi e ripercorre esperienze in ambito formativo svolte dalla società di formazione Niuko-Innovation Knowledge, attiva prevalentemente nel Nord Est del nostro paese. Al di là dell’interessante rassegna delle esperienze svolte dalla  Niuko con insegnanti, studenti universitari, manager e imprenditori, il volume ha il merito di contribuire a chiarire il ruolo strategico svolto dalle soft skills per il lavoro del futuro. Nell’introduzione si fornisce una spiegazione ed un possibile elenco delle competenze trasversali più importanti. Ci si riferisce ad un insieme di conoscenze e capacità/abilità applicate dalle persone in varie situazioni lavorative, senza specificità tecniche legate al tipo di lavoro svolto. Sono quindi competenze comportamentali, legate non a cosa si fa ma al come lo si fa. Competenze che, emerge dallo studio, risultano essere sempre più importanti in un’ economia che dovrebbe mettere al centro l’innovazione, la capacità di affrontare sfide inedite, e per questo può aver bisogno di persone dotate di competenze come pensiero critico, creatività, spirito cooperativo, intelligenza emotiva, capacità di comunicare, solo per dirne alcune.

Nel libro l’elenco è più lungo e soggetto a variazioni, anche perché frutto di ricerche e indagini condotte in vari settori lavorativi e formativi, nel corso di progetti sviluppati anche nelle Università, guidati dalla convinzione che sia sempre più importante, per preparare i giovani al mondo del lavoro, un’integrazione tra competenze tecniche e competenze trasversali, tra hard skills e soft skills.  Il racconto delle esperienze si riferisce sicuramente ad uno spaccato parziale dell’economia del nostro paese, con imprese legate ad alcuni settori più esposti e aperti all’innovazione, ed operanti prevalentemente, come sottolineato sopra, nel Nord Est.

Tuttavia è sicuramente un contributo importante per sviluppare una riflessione organica sul ruolo del sistema formativo in relazione al lavoro del futuro, aiutandoci a capire quanto possa essere utile superare separazioni astratte tra ambiti disciplinari, quanto possa essere importante, ad esempio, integrare e contaminare la cultura tecnico-scientifica con la cultura umanistica.