Nella prossima legislatura una Autorità per il diritto al riconoscimento delle competenze

di Annamaria Parente

 

In collaborazione con altre colleghe e colleghi Senatori, ho depositato, a chiusura di una legislatura che sarà ricordata come segnata dalla conquista di nuovi diritti e dall’innovazione delle politiche in particolare sul tema del lavoro, una proposta di legge per l’istituzione dell’Autorità Garante delle Competenze acquisite in situazioni di Apprendimento e di Lavoro.

Cosa abbiamo fatto

In questa legislatura diritti, tutela, sviluppo delle opportunità ed anche doveri delle persone e delle imprese hanno per la prima volta marciato assieme: lo Statuto del lavoro autonomo, l’estensione delle coperture per chi perde lavoro, le tutele della maternità e paternità, il Reddito di inclusione, la maggior flessibilità nell’uscita dal lavoro in funzione del riconoscimento delle diverse storie lavorative, l’alternanza scuola lavoro obbligatoria, l’avvio del sistema duale e la riforma dell’apprendistato, il riordino del sistema ispettivo, il contrasto alle dimissioni in bianco, la creazione dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive, il sostegno al lavoro dei giovani e alle Start Up.

Il lavoro del presente e del futuro

Ora dobbiamo affrontare il nodo principale del lavoro in Italia, quello del divario tra domanda e offerta di lavoro, per cui quando un’impresa cerca un profilo professionale trova difficoltà a trovarlo , spendendo comunque risorse non trascurabili in termini di tempo e costi. Questione paradossale che va aggredita ed affrontata velocemente.

Il mondo del lavoro e della produzione cambiano con una velocità che non fa sconti alla carenza italiana di servizi alla persona, di orientamento e di accompagnamento. Se i percorsi nel mercato del lavoro sono, e sempre più saranno, caratterizzati da discontinuità e da occasioni e opportunità di natura diversa, da percorsi non lineari fra contesti e forme contrattuali, le competenze utili al lavoro saranno sempre più “ibride”, dinamiche, in evoluzione continua.

Oggi, nell’economia marcata da tecnologia e competizione globale, il capitale umano, la sua crescita permanente, la capacità di interagire tempestivamente con le innovazioni sono un fattore determinante per la competitività stessa e per la crescita dell’economia del Paese. Crescita del capitale umano oggi coincide con apprendimento lungo tutto l’arco della vita e valorizzazione delle competenze che la persona acquisisce in situazioni formali, non formali ed informali. Le carriere di lavoro saranno sempre più caratterizzate da transizioni: tra lavori, tra fasi della vita, tra lavoro dipendente e autonomo. Nei nuovi mercati della transizione continua occorre che tutti i soggetti (istituzioni pubbliche, private e privato-sociali) offrano opportunità di apprendimento e di sviluppo delle abilità e delle competenze coerenti con le opportunità offerte dalla dimensione digitale e innovativa del lavoro, in modo da evitare l’esclusione e “l’intrappolamento” nei lavori poco qualificati. La possibilità di esercitare il diritto ad accedere ad opportunità di lavoro soddisfacenti e adeguatamente retribuite sono e saranno, quindi, sempre più condizionate dalla possibilità di valorizzare e far crescere il bagaglio di competenze delle persone acquisite in tutte le fasi della vita, sia in situazioni di apprendimento, che nel lavoro, che in ogni altro contesto.

Cosa c’è ancora da fare

Abbiamo fatto molto in questi anni su questa strada, ma siamo consapevoli che spesso la lentezza dei diversi attori coinvolti nei processi di cambiamento, accompagnata alla perdurante frammentazione di competenze e responsabilità dei livelli istituzionali, sono fattori che possono compromettere anche la migliore riforma.
I tempi e le modalità con le quali istituzioni e normative reagiscono a tali cambiamenti rischiano di essere sempre più inadeguati, e il solco fra realtà e politiche e servizi destinato ad allargarsi.

È necessario quindi cambiare l’approccio: anzitutto dotarsi di strutture in grado di agire perché siano effettivamente garantite prestazioni e diritti che la normativa già definisce, superando stalli e ritardi e aiutando il sistema a stare al passo con la domanda delle imprese e delle persone; e secondo punto abbracciare le opportunità che la rivoluzione digitale offre, superando le barriere culturali e tecnologiche alla circolazione delle informazioni, avendo come punto di riferimento l’efficacia del servizio che deve essere offerto alla persona. Ridurre le inefficienze nel mercato del lavoro vuol dire rendere effettivo il diritto della persona ad accedere ad opportunità di cui oggi continua a non avere visibilità e significa sostenere lo sforzo di crescita delle imprese che competono nei mercati globali.

Se il codice fiscale è la chiave univoca che deve permettere di agganciare tutte le componenti informative della vita della persona, le competenze sono il linguaggio universale per rappresentare le risorse che una persona mette in opera in un certo contesto per realizzare una attività; le competenze sono oggi il ponte fra le diverse esperienze della persona nello studio, nei lavori, nelle diverse occasioni di apprendimento e la domanda delle imprese.

La proposta

Su questi punti si incentra la proposta di legge che abbiamo formulato: costituire una Autorità Garante delle competenze acquisite in situazioni di apprendimento e di lavoro, con il compito di portare istituzioni e attori sociali a utilizzare appieno il linguaggio delle competenze, permettendo alle persone di raccoglierle e incrementarle sia che provengano da percorsi certificati secondo gli standard definiti dai diversi livelli istituzionali, sia che provengano da nuove forme di rappresentazione riconosciute dal mercato, come nel caso dei Learnig Badges digitali.
L’Autorità avrà anche il compito fondamentale di contribuire a cambiare l’approccio culturale e le regole dei sistemi informativi in materia di lavoro e competenze: anzitutto dettando le regole per lo sviluppo del Sistema Informativo delle competenze nel quale, in modo simile al modello sviluppato in Francia con il “Conto personale di attività”, attraverso il concorso di informazioni provenienti da una pluralità di fonti, siano garantite la tracciabilità e visibilità delle competenze apprese in qualsiasi situazione di apprendimento, di esperienza lavorativa e non lavorativa, nei percorsi di studio, di ricerca e di mobilità nel lavoro. L’Autorità avrà inoltre il compito di realizzare la “Piattaforma per lo scambio collaborativo di informazioni fra persone, operatori autorizzati, operatori accreditati, servizi per l’impiego, imprese, sistema informativo per competenze”, un unico punto di accesso alle informazioni che i diversi sistemi pubblici e privati autorizzati (lavoro, previdenza, istruzione, formazione) raccolgono e che oggi sono indisponibili alla persona o all’operatore per offrire una opportunità di lavoro o progettare un percorso di adeguamento delle competenze. In questo modo si supereranno le logiche su cui si sono impantanate proposte ed idee del secolo scorso che prevedevano trasferimenti di informazioni e dati. Oggi l’impostazione del Web lavora sulla disponibilità e l’accesso alle informazioni e senza duplicazioni: l’obiettivo è fare in modo che la ricerca di lavoro (sia per le persone che per le imprese) smetta di essere una corsa ad ostacoli e le politiche, attive e passive, si possano muovere in un mondo di informazioni complete e immediatamente disponibili.
Infine l’Autorità avrà dovrà sostenere la crescita di reti territoriali e di filiera come luoghi nei quali le competenze crescono e si contaminano. Nella globalizzazione il territorio, in particolare nella sua dimensione urbana, ma non solo, assume una nuova importanza per la possibilità di creare legami e nuove forme di apprendimento che, innestate nelle filiere digitali, aprono spazi di sviluppo e possono rompere confini e creare nuove e molteplici opportunità di lavoro. Ma questo è già il terreno di Impresa 4.0.